Anche a Mantova il nuovo PD non sia il luogo delle degenerazioni
Prendo spunto dalla stimolante lettera del Senatore Borroni, per svolgere alcune riflessioni. La posizione di Borroni è lucida e condivisibile dal suo punto di vista, ma per ciò che riguarda il Partito Democratico non dal mio, malgrado mi senta anch’io una sorta di reduce dell’Ulivo. La declinazione e l’identità socialista, anche se sarebbe meglio dire social democratica, a mio avviso non di fonda sul brand di partito, ma sull’ispirazione delle sue politiche.
Ha ragione D’Alema quando dice che sarebbe veramente strana l’idea che, non abbandonando, ma anche solo smarcandosi dall’Internazionale Socialista, i DS ritroverebbero a sinistra il New Labour di Tony Blair. Perché proprio quella Terza Via benedetta da Prodi , D’Alema, Blair e Clinton nel pieno del suo fulgore politico, è l’approdo. Si pensi all’impresa, al lavoro, alle economie finanziarie globali. Si pensi alla spesa pubblica locale, non più in grado di supportare i bisogni se non sostenuta da cointeressi privati. Si pensi alle nuove forme di disagio sociale. Si pensi soprattutto ai sindacati ed al loro ruolo, reso almeno in parte ormai obsoleto (quando non dannoso) dalle evoluzioni sociali ed economiche. E per farlo abbiamo bisogno di un grande partito, il Partito Democratico, che sappia superare le ideologie del Novecento e sfidare un mondo dove la maggior parte degli elettori non riesce bene a capire in cosa e in chi riconoscersi.
Ma c’è un’altra cosa, altrettanto importante: ed è la forma partito. L’ho detto anche al congresso del mio partito, la Margherita. Come dimostrano anche le inchieste di W L’Italia di Riccardo Iacona, nelle forme partito attuali nulla è illegittimo. Pacchetti di tessere che spostano gli assi delle maggioranze, seppelliscono ogni forma di responsabilità politica o la sostanziale assenza di posizioni programmatiche. Quelle, detto per inciso, dove si riconosce l’ispirazione delle scelte. Non se ne può più di divisioni che non si capisce da dove derivino, o meglio, dove si capisce che le divisioni sono per lo più determinate da motivi di potere o personalismi. Riformare i partiti significa riportare il potere di scelta ai cittadini affinché alcune scelte fondamentali non rimangano ostaggio dei dirigenti o dei professionisti della politica, intendendo coloro che sono bravi, anzi bravissimi a conservare sostanzialmente il loro ruolo o potere.
E di casi, anche a Mantova, ne abbiamo di clamorosi, anche recentissimi. Agli iscritti dei partiti non si pone il problema chi è meglio a fare cosa, ma chi può garantire chi. E le degenerazioni sono talmente evidenti che è difficile per tutti fare nuovi iscritti. Le Primarie, le rose di candidati, la trasparenza, la meritocrazia, una democrazia partecipata, anche nella vita interna di partito, sono l’unica strada possibile in questa fase stantia di democrazia rappresentativa che è per lo più totalmente autoreferenziale. E di interesse alternativo.
Il Partito Democratico, Senatore Borroni, è il partito anche di quella gran parte di cittadini, secondo me maggioranza, e l’hanno dimostrato in tutte le occasioni, che sa ascoltare, leggere, scrivere e votare, senza per forza sentirsi comunista, socialista o democristiana. E che, pur sapendo perfettamente in quale campo stare (in quello della liberal democrazia, unita alla tradizione cattolico democratica (adulta) e al riformismo socialista tipo quello del miglior Craxi) non è contenta di questa responsabilità politica ancora una volta non all’altezza e soprattutto scarsamente credibile.
Se il Partito Democratico si fosse fatto all’indomani delle Primarie del 2005, su quell’onda emotiva, senza per questo abbandonare la razionalità e la responsabilità di un processo così importante, avremmo avuto l’opportunità di fare questa scelta in maniera meno forzata, riluttante, sparagnina, ed anche un po’ bottegaia, di quanto ci sentiamo tutti, me compreso, ancora impegnati.
Nicola Siliprandi
Mantova, 16 marzo 2007