> MANTOVA VERSO IL PARTITO DEMOCRATICO <

 

Come costruire un Partito nuovo che sia più vicino ai cittadini

Dopo i congressi dei Ds e della Margherita che hanno deciso di dare vita al Partito Democratico, il tema che si impone ora è il «come» costruirlo. Quale processo deve segnare la nascita di un Partito nuovo capace di andare oltre, fin dalla sua costruzione, i limiti delle vecchie forme politiche sempre più lontane dai cittadini e dalla loro vita reale. E’ un’impresa di lungo periodo che deve saper suscitare forze, culture, idee, sentimenti e passioni che oggi riusciamo solo ad intravedere. Certo è che se il Partito Democratico dovesse scontare i limiti e le pesantezze delle attuali forze politiche perderebbe gran parte delle speranze che ha saputo richiamare fin qui.
Anche per questo è stato giusto dare vita a Rete Democratica e avanzare, da parte delle associazioni che la compongono, una prima proposta di percorso e di temi da affrontare senza aspettare che tutto venga deciso a livello nazionale o dalle segretarie dei partiti. Per questo è utile e condivisibile la piattaforma proposta nell’incontro del 14/5, a partire dallo spirito aperto, costruttivo e innovatore che fa fare un salto decisivo alla vita politica mantovana, troppo segnata da polemiche personali più che dal confronto sulle scelte che riguardano il futuro della comunità intera. Detto questo vogliamo soffermarci su alcune questioni per allargare e approfondire il confronto.
1) I comitati per il Partito Democratico. Anche se la data del 14 ottobre rappresenta la tappa fondamentale della nascita del Partito Democratico sarebbe un errore grave pensare che da qui ad allora tutto possa essere delegato a gruppi nazionali e locali ristretti. Giustamente la piattaforma proposta sostiene la necessità di un «cammino comune», «attingendo anche all’esperienza provinciale e della nostra comunità». Per questo crediamo sia decisivo mettere in campo il numero più ampio possibile di comitati per il PD. Dalle realtà territoriali, ai luoghi di lavoro, di studio, di cura e del tempo libero, devono venire non solo nuove energie, ma anche l’affermazione di un nuovo impegno individuale e collettivo.
2) Un Partito Nuovo. Un partito popolare nuovo e non un nuovo partito dopo la lunga lista di quelli che già esistono. Un partito nuovo che nasca dalla capacità di reinventare «il modo di essere e di stare dentro la società». Un partito che sappia rappresentare le persone e le forme reali della società e il progetto per un futuro comune. Un partito popolare come incontro solidale tra vecchie e nuove generazioni, classi sociali, largo e capace di rappresentare valori e interessi diversi riuniti per un comune progetto riformatore che coniughi le ragioni dello sviluppo con quelle della solidarietà.
3) Un partito che dia voce e forma a una nuova cultura politica riformatrice. Nuova anche se capace di confrontarsi con le grandi tradizioni politiche democratiche del passato, da quella cattolico-democratica a quelle comuniste, socialiste, liberali, repubblicane, federaliste e ambientalista.
4) Un partito che assuma la laicità delle istituzioni pubbliche come condizione irrinunciabile per il perseguimento del bene comune del Paese.
5) Un partito nuovo programmatico e non ideologico, basato su un atto fondativo condiviso, che faccia del confronto democratico la pratica quotidiana, la condizione indispensabile per la definizione delle proposte programmatiche e di governo in campo sociale, economico e culturale.
6) Un partito che faccia delle primarie (una testa un voto) la modalità concreta per la scelta dei candidati a ogni livello istituzionale. Nel quale i candidati, presentandosi con piattaforme politiche e programmatiche diverse, creino le condizioni per scelte reali da parte di iscritti ed elettori.
7) Un partito europeo e federale. Che rappresenti le realtà locali nella prospettiva del consolidamento dell’Europa come soggetto decisivo dello sviluppo solidale e di pace.
8) Un partito che abbia la testa nel futuro. Che pratichi un umanesimo globale per dare un avvenire soprattutto a chi oggi non ce l’ha.

On. Ruggero Ruggeri
On. G.Franco Burchiellaro

Mantova, 18 maggio 2007