> MANTOVA VERSO IL PARTITO DEMOCRATICO <

 

Otto idee per cambiare

Il dibattito attorno al Partito Democratico, all'Ulivo e alla Generazione U che in questi giorni ha ripreso vigore sui giornali, appare sempre più spesso intrecciato con il tema del "ricambio generazionale" che costituirà il vero banco di prova per un Paese che vuole crescere e guardare al futuro senza rassegnarsi ad una triste parabola calante.

Rappresentiamo una generazione che oggi sta iniziando, pur con troppa lentezza, ad assumere responsabilità e ruoli di guida nella società e nella politica, una generazione che ha compiuto i primi passi nell'impegno civile una decina di anni fa, guidata dalla voglia di costruire quel grande Partito Democratico che allora si intravedeva sotto le insegne del nascente Ulivo.

Allora lo facemmo per l'inestinguibile esigenza di dire la nostra in un panorama politico italiano che non ci soddisfaceva, con culture politiche e storie che ci schiacciavano con il peso del loro passato, con un dibattito di idee che comprendevamo ma sentivamo non appartenerci più. Ogni casa ci sembrava troppo piccola, con troppi cimeli da spolverare e troppi conti da regolare.

Su quella prospettiva abbiamo continuato a lavorare e abbiamo trovato un consenso sempre più maturo e crescente. Per questo oggi pensiamo all'Ulivo e al Partito Democratico non come una cosa vaga e futuribile. Nella nostra testa, nel nostro cuore ma soprattutto nel nostro impegno politico quotidiano sono già il partito in cui militiamo pur non avendone ancora la tessera.

Lo facciamo nei Consigli comunali, nelle associazioni, nei sindacati, nelle forze politiche portando avanti idee coraggiose, avanzando proposte che nelle nostre realtà locali sono sempre viste con sufficienza e diffidenza e finiscono per scontrarsi con la disillusione e la lentezza di una classe dirigente restia al cambiamento.

Siamo convinti, però, che è questa l'unica vera strada per la costruzione del Partito Democratico.

Non saranno sufficienti le analisi politiche, per quanto lucide e apprezzabili, condotte da intellettuali formatisi nel dopoguerra né i proclami di leader che provengono dai dibattiti degli anni settanta e dall'esperienza politica degli anni ottanta.

Gli manca lo slancio vitale, l'entusiasmo, l'adesione di spirito oltre che di testa, l'identificazione immediata e non solo la risultanza di una dotta analisi politico istituzionale.

Starà a noi, alla nostra generazione, costruire una inedita, originale, grande forza riformista in Italia e in Europa.

Per questo pensiamo che il nostro ruolo sia quello di far procedere con più speditezza lungo il cammino oramai avviato ponendo ai nostri leader e a noi stessi otto domande/proposte provocatorie.

1) E' possibile pensare a un tesseramento unico per l'Ulivo che sostituisca o affianchi quello separato a Ds e DL e dia diritto di votare nelle Assemblee di entrambi i partiti, magari alternativamente?

2) Siete d'accordo ad organizzare già a settembre una sola, grande, festa nazionale dell'Ulivo al posto di quella dell'Unità e della Margherita?

3) Perché non introdurre e regolare nei nostri Statuti il metodo delle primarie come metodo di scelta dei candidati a Sindaco e a Presidente della Provincia?

4) Che ne dite di unificare entro l'anno i Movimenti giovanili dei Ds e dei DL, visto che dovrebbe essere più facile partire dai più giovani, più sensibili e meno irrigiditi in organigrammi da difendere?

5) Non è ora di riprendere lo Statuto della Federazione dell'Ulivo e iniziare a farlo applicare a livello locale, nelle sezioni provinciali e cittadine dei nostri partiti?

6) Se una delle nostre preoccupazioni è quella di costruire una nuova classe dirigente, dandogli l'occasione di formarsi, di elaborare e proporre nuove idee e infine di mettersi alla prova in incarichi politici e di governo, perchè non pensare di affidare almeno una delega in ogni Ministero a un sottosegretario giovane e preparato?

7) E se vogliamo mettere alla prova i nostri giovani dirigenti perché non affidare a trentenni e quarantenni i dipartimenti e i ruoli in Esecutivo?

8) Infine, perché non recuperare l'idea di una Fondazione, un think tank, in cui investire qualche migliaio di euro, da far dirigere ai giovani più brillanti, presi dall'Università, dalle istituzioni, dai partiti per tirare fuori idee innovative e strategie di comunicazione più efficaci, cose di cui si è sentita una gran mancanza nell'ultima campagna elettorale?

Considerate questo un piccolo contribuito, magari fatto solo di proposte non percorribili, per dare gambe e braccia all'Ulivo e al Partito Democratico, rifuggendo analisi e declamazione di principi e cercando di scendere nel concreto per vedere chi ha il passo fermo, chi indietreggia e chi rallenta lungo il percorso.

 

Emilio Ciarlo (Presidente provinciale Margherita di Latina)
Michele Grisanti (Presidente Associazione Nuova Via Onlus)
Luca Rizzo Nervo (Vicepresidente nazionale Giovani della Margherita)

2 Maggio 2006