Culture aperte. Riformisti e riformatori per il partito democratico

“Leggiamo il commento dell’On. Roberto Borroni al nostro documento e gliene siamo davvero grati per il contenuto in sé, per la presenza nel dibattito politico e per lo spunto che ci offre per questa nostra ulteriore sottolineatura di temi che riteniamo rilevanti e di alcuni punti da lui richiamati:
1) il nostro è un documento-contributo a un comune cammino avviato a Mantova di costituzione di una … “associazione delle associazioni”, di un collegamento interassociativo improntati alla volontà comune di rappresentare le forme unitive più che quelle parziali e indivduali;
2) non c’è alcuna rimozione di alcuna cultura, tanto meno di quella socialista, che qui chiameremo per semplificazione, ma anche per omaggio alla realtà, socialista democratica, anzi. Nel nostro documento parliamo di riformismo e di riformismi ma possiamo scrivere più esplicitamene “tutte le espressione del socialismo democratico”. Socialismo democratico ovviamente, poiché di socialismi ce ne sono stati e ce ne sono di tanti tipi. Non si può certo pensare che teorizzando … il “jamboree”, l’accampamento motivato, per scelta consapevole e “colta”, l’incontro profondo per il partito democratico, noi si voglia rimuovere questa o un’altra tradizione democratica e innovatrice. Roberto Borroni sa che queste cose ci stanno molto a cuore; e richiamiamo che ha scritto un libro sullo scoutismo, in pratica sul jamboree! Siamo in ogni caso cocciutamente convinti che la strada imboccata sia molto buona. In particolare riteniamo inoltre che l’incontro e la “contaminazione” debba essere delle culture politiche e che per aver successo debbano essere loro, non gli ideologismi, i protagonisti. Abbiamo, crediamo, dissipato ogni dubbio di rimozione di aspetti così centrali come le esperienze del socialismo, ma desideriamo far presente che abbiamo generalizzato il richiamo sintetico sia alle culture liberali, che europeiste, che “cristiane”, che riformiste, che socialiste, che ambientaliste. Ad esempio perché non anche cristiano sociali, cattolico liberali, cristiano democratici, liberal socialisti, socialisti liberali, riformatori liberali, europeisti unionisti, federalisti europei, laico risorgimentali… ? Eppure anche di questo si tratta. Ma la politica è sintesi. Certo non confusione. Sintesi politica e culturale.
3) aggiungiamo, per semplice reciproca e pubblica conoscenza, una considerazione interna a “Prospettiva”: la cultura che ne rappresenta una componente caratterizzante e quella che per brevità e … antiideologismo chiamiamo cattolico-democratica; ma vi sono chiaramente e vivamente presenti le culture liberal-democratiche e repubbliacane, il federalismo europeo, l’ambientalismo per lo sviluppo sostenibile e le culture riformiste, intendendo appunto “le espressioni del socialismo democratico”. Ci permettiamo di dire di più: “Prospettiva” è nata pluriculturale, ma per essere più espliciti aggiungiamo, anche pluripartica: oltre a persone che non sono di alcun partito, c’è una parte consistente di “margheritini”, altri sono repubblicani, altri socialisti, altri diessini, altri federalisti europei. Un’altra utile aggiunta: nella presidenza, la maggior parte dei membri è di appartenenza diversa dalla “Margherita”. Tutto questo sarebbe forse superfluo da dirsi, ma crediamo sia meglio contribuire alla massima chiarezza e quindi alla credibilità complessiva. Soprattutto mentre le costruzioni sono in corso, nazionali e locali.
4) si fa riferimento nella lettera di Roberto Borroni al nostro vocabolario politico. E anche di questo gli siamo grati, davvero, poiché ci consente di riprendere concetti che riteniamo centrali. A noi di cultura riformatrice, ma anche a coloro che provengono dai riformismi socialisti, diciamo tuttavia subito che nel nostro documento non appare mai l’aggettivo “moderato”, come invece scrive il nostro autorevole interlocutore. Anche se tuttavia “moderato” non è una bestemmia. E’ in verità una parola con due diversi riferimenti sostanziali: in uno è legata a “moderatismo”, che in larga misura nella cultura e nella storia italiana ha significato una forma di conservazione anche marcata; nell’altro è legata a “moderazione”, che è una virtù e in più rara. Pensate per esempio quanta “moderazione” posseggono quelli che ogni tre mesi annunciano l’avvento del partito dei moderati!
Il nostro documento usa queste espressioni: politica temperata, politica moderatrice: è un vocabolario dagli echi antichi (lo diciamo anche per una giusta consapevolezza di termini che spesso sentiamo usati impropriamente come lo stesso Borroni ben sa), in particolare degli infuocati anni venti del secolo scorso, richiamato così vivamente da Borroni; ed erano, temperato e moderatore, le parole dei “popolari” di Luigi Sturzo, Giuseppe Donati, Francesco Luigi Ferrari; dei liberali intransigenti, e per altro verso dei “riformisti” nei loro, in quei tempi, angusti spazi nella cultura e nella politica di ascendenza marxista. Contro questo vocabolario e contro i tentativi di centro sinistra, che socialisti e popolari provavano contro l’imminente fascismo, si leggeva su una rivista gloriosa a firma di personaggio enorme della sinistra italiana e internazionale prima e dopo il’45: “… il tiranno bieco contro il quale dovranno insorgere tutte le energie (…) avrà un solo aspetto ed un triplice nome e si chiamerà, insieme, Turati, Sturzo e Mussolini”. I riformisti, in alternativa appunto al massimalismo; i cattolici popolari parlarono di cultura e politica riformatrice, così come i liberali e i repubblicani democratici. E ci sono i testi da consultare per chi avesse curiosità storica nel valutare intrecci e diversità anche abissali: l’”Ordine nuovo”; “La rivoluzione liberale” e gli scritti di Piero Gobetti; “Il Popolo” e gli scritti dei citati leader cattolico-popolari; i dibattiti parlamentari… fin che ci fu il Parlamento, etc, etc. Ma riteniamo importante concentrarci sul presente e sottolineiamo l’auspicio di una forza politica nuova e coesa, come la definiamo chiaramente nel nostro documento: “ di stampo riformatore, innovativo, temperato, moderatore”; una “formazione politica innovativa, riformatrice e moderatrice”. Le citazioni e i riferimenti precisi sono questi. Lo scriviamo solo per capirsi bene ed essere efficaci. In effetti di ali da tagliare, in un certo senso, ce ne sono tante. Ma ha ragione l’on Borroni che in riferimento al pennuto invita a stare attenti, chè senza ali resterebbe un semplice pollo. E gli diamo man forte: se proprio sbagli il taglio, il taglio nelle cose da fare, salta fuori un cappone. E non sarebbe la miglior … forma partito!”
Cordialmente
La Presidenza di “Prospettiva”

Mantova, 30 ottobre 2006