> MANTOVA VERSO IL PARTITO DEMOCRATICO <

 

Se si vuole davvero il partito unico non servono le forzature elettorali

 

E’ indubitabile che nel variegato popolo del Centrosinistra sia presente una forte domanda di unità contro la attuale frammentazione. Lo dimostrano la foltissima partecipazione alle primarie dell’ottobre scorso che hanno plebiscitariamente designato Prodi a candidato premier del centrosinistra, ed anche i risultati elettorali delle liste dell’Ulivo, generalmente superiori alla somma dei consensi ottenuti separatamente dai partiti che vi hanno concorso. Tutto questo costituisce una conferma che il progetto del partito dell’Ulivo, o democratico come viene denominato, non è astratto ed irrealistico, ma fondato su aspettative e speranze diffuse. Tuttavia i segnali che provengono dall’elettorato, pur importanti ed incoraggianti, non sono sufficienti né decisivi se coloro che sono chiamati ad interpretarli, (in primis i gruppi dirigenti dei partiti coinvolti), si dimostrano nei comportamenti concreti più interessati a preservare se stessi e gli attuali equilibri di potere che a dare una convincente sostanza politica ad un tale disegno, peraltro del tutto inedito nel panorama politico europeo. In Europa infatti non esiste alcun esempio di un partito che raccolga insieme le forze di ispirazione cattolico-popolare con quelle di ispirazione socialista e liberal-democratica. Il che concorre a rendere ulteriormente complicato il processo in corso in quanto la nuova formazione politica non può prescindere da un comune tessuto di valori ed idealità né da un progetto proprio e riconoscibile di società. Si tratta di obiettivi possibili ma ancora da conquistare da parte di forze assai eterogenee per origine, storia e connotazione ideologica, anche se quest’ultima risulta fortemente sbiadita. Ciò vale soprattutto per i Ds, che appaiono maggiormente permeabili alle suggestioni e agli orientamenti più diversi, non di rado fortemente contraddittori rispetto al patrimonio culturale originario. Il che non è certamente negativo ove si pensi alle rigidità ideologiche del passato, ma è indubbio che l’identità del partito sconti una certa debolezza e ambiguità, peraltro percepite dall’elettorato che anche alle ultime elezioni non l’ha certo premiato. Forse gli nuoce ancora l’etichetta di partito ex o post comunista che la pratica di un moderatismo politico e programmatico, talora perfino eccessivo, non è valsa a dissipare del tutto. E magari è anche per questo che il suo gruppo dirigente che fa capo alla maggioranza interna sembra il più determinato nell’impresa del partito democratico. Paradossalmente è la Margherita rutelliana a mostrare un profilo più lineare e riconoscibile nella sua connotazione neodemocristiana, ad esempio con la sua sostanziale adesione alle posizioni della Chiesa in materie assai delicate come bioetica e famiglia. Questa situazione espone a rischi tra loro opposti: quello che la costruzione di un tessuto di idealità e valori condivisi e di una comune visione della società alla fine si riveli impraticabile ed irrisolvibile; o al contrario che la piattaforma culturale ed ideale su cui si dovrebbe fondare il nuovo partito finisca per trasformarsi in una specie di ecumenismo ideologico generico e confuso. Come dare corpo e sostanza dunque ad un tale progetto? La scelta del percorso costituente diventa a questo punto fondamentale. Sinora le prove del nuovo partito si sono limitate alle liste unitarie tra Ds e Margherita in varie elezioni, peraltro costruite attraverso trattative defatiganti tra le segreterie dei partiti per la spartizione dei posti. I risultati non sono certo entusiasmanti. La vicenda del Comune di Mantova risulta perfino paradossale: con la lista unica di centrosinistra i conflitti invece di attenuarsi si sono inaspriti ed estesi anche tra i consiglieri che fanno riferimento alla medesima forza politica. Se si vuole costruire il nuovo partito occorre quindi ben altro che il ricorso a qualche forzatura organizzativa ed elettorale, peraltro affidata alle ristrette oligarchie dei partiti. Si tratta invece di mettere in campo un vero processo costituente di cui siano protagoniste anche le molteplici espressioni della società civile che sono interessate al progetto. Sarebbe quanto mai auspicabile che ciò avvenisse attraverso la costituzione ad ogni livello di comitati costituenti del partito democratico, la cui composizione tuttavia non può limitarsi alle forze politiche coinvolte.

Sergio Cordibella

Mantova, 14 giugno 2006