Democratici, un laboratorio
La modernizzazione del Centrosinistra può realizzarsi solo con la nascita di un soggetto politico nuovo, capace di trovare convergenze tra l'area cattolica democratica e quella socialdemocratica sui grandi temi che interessano il Paese. Il raggiungimento di un Partito democratico, sollecitato del resto da più parti non può e non deve essere frenato dal «rimescolamento delle carte» come sta accadendo un po' dovunque o da divisioni interne tra le varie correnti per riposizionare le proprie oligarchie.
Occorre innanzitutto far chiarezza sul come si deve fare e su dove si vuole arrivare. Lo spostamento dell'asse del centro sinistra verso il riformismo ed il liberismo solidale sarà chiamato a scegliere tra due opzioni di percorso: il primo prevede un soggetto a larga base partitica, proiettato verso un allargamento a tutte le formazioni del Centro sinistra. Un obiettivo che può vedere la luce solo se vengono rimosse le divisioni interne o addirittura le tendenze scissionistiche che si affacciano nel «dopo Orvieto» se si accetta da parte di Rifondazione comunista e del Partito dei Comunisti italiani l'archiviazione del termine e dell'ideologia «comunista».
Il secondo percorso alternativo è finalizzato all'ampliamento del bacino elettorale del nuovo soggetto
politico. Prevede quindi un'ampia apertura partecipativa a tutti gli elettori del Centro sinistra comprese le varie espressioni della società civile, incluso anche il popolo che non si riconosce nei Ds e nella Margherita. Comprendo le difficoltà, i dubbi di chi deve abbandonare le proprie insegne per un nuovo soggetto politico che dovrebbe essere la sintesi di modernizzazione della politica, ma una
eccessiva prudenza o uno slittamento temporale potrebbe risultare fatale in termini di consenso elettorale e di stabilità della maggioranza di governo.
La nostra città con i suoi rappresentanti parlamentari, con le segreterie partitiche, con le varie associazioni e movimenti potrebbe offrirsi come Laboratorio avanzato di ricerca politica, dove per un «leaderismo» meno esasperato è più facile riuscire in questa sfida senza nostalgie per affacciarsi su di un nuovo orizzonte politico capace di realizzare un progetto comune di crescita e di credibilità del Paese.
Nicola Taurozzi
Mantova, 13 ottobre 2006