Partito Democratico, un nuovo percorso da fare con i giovani
Il dibattito previsto per la serata del 9 agosto, alla Festa Provinciale dell'Unità, sul tema: " Il progetto del partito democratico con la partecipazione dei cittadini: ne discutono le associazioni politiche e culturali", è un'occasione utile per un confronto sulle possibilità di far decollare quel nuovo soggetto politico di centro sinistra, capace di rispondere alle aspettative dei tanti che si sentono disponibili a dare un contributo di innovazione alla politica e alla società.
Da molte parti si conviene sull'opportunità di aprire questa fase costituente ai cittadini, affinché non si consumi in una operazione verticistica, promossa e conclusa in seno alle organizzazioni di Ds e Margherita.
Si è consapevoli inoltre che non è riproducibile un vecchio schema che vede partiti e società civile su opposte rive.
E non vorremmo rivedere litigiose pattuglie di dirigenti politici in competizione per delimitare il proprio territorio in una nuova geografia.
Sono abbastanza chiari i difetti del sistema politico italiano e i limiti di partiti e coalizioni; la legge elettorale che ha restituito un fortissimo potere alle segreterie dei partiti e ampliato il distacco tra eletti ed elettori, esalta proprio queste negatività.
Se è abbastanza facile comprendere che cosa vogliamo lasciarci alle spalle , non altrettanto preciso è come tracciare una linea fortemente innovativa sul piano dei contenuti e sull'organizzazione del partito democratico, tenuto conto che un forte sommovimento è presente nel corpo vivo della società italiana al quale non riusciamo a dare giusta rappresentanza.
Anche nel nostro territorio il confronto stenta a decollare, al di là di ovvie dichiarazioni di principio; le associazioni politiche nate per riempire il vuoto di discussione profonda in cui sono precipitati i partiti mantovani, i circoli culturali, le espressioni locali di movimenti nazionali, sono viste come un luogo utile dai cittadini che hanno partecipato alle primarie e alla battaglia sul referendum costituzionale, per ragionare dei valori e dei contenuti politici del partito democratico.
Si tratta di un confronto che non va inteso come contrapposizione ai partiti, né dovrà assecondare spinte autoreferenziali.
Per questo è interessante immaginare gli strumenti che possono favorire la partecipazione al nuovo soggetto politico, includendo quelle nuove generazioni di ragazzi e ragazze nate dopo la guerra fredda e dopo la caduta del muro di Berlino.
Abbiamo anche l'esigenza di contrastare quell'antipolitica esaltata dal berlusconismo, che abbiamo visto all'opera nella sua forma governativa ma che si muove soprattutto nella formazione culturale di intere generazioni, oggi attratte dai facili successi e da rapide scalate al potere, sia economico che mediatico.
Se il degrado etico e culturale è il fenomeno da contrastare , tuttavia non possiamo competere riproponendo valori che sono sì nel patrimonio genetico dei cattolici, dei socialisti, dei liberali e che non dobbiamo cancellare, ma non più capaci di parlare al futuro dei nostri cittadini.
Vogliamo che il nuovo partito sia articolato e plurale al suo interno; ma possiamo conservare la distinzione secondo la quale i socialisti si occupano del lavoro, i cattolici della famiglia e i liberali del mercato?
Penso che il progetto politico del partito democratico non dovrà fondarsi sullo schema della divisione della società in classi o in corporazioni; se ci collochiamo in questa prospettiva faremo la somma dei partiti dei lavoratori, della classe media, dei professionisti, senza alcuna vera innovazione.
Un utile riferimento per il nostro orizzonte ideale potrebbe essere una nuova declinazione del "valore e della qualità del lavoro", un dato che attraversa le varie componenti della società e le unifica: dai lavoratori a progetto ai tassisti, dagli insegnanti ai medici, dagli idraulici ai pubblicitari.
E la coesione dei contesti territoriali, potrebbe trovare un valido alleato nell'impresa che opera secondo i principi della responsabilità sociale.
La rete di solidarietà sociale non deve essere prerogativa esclusiva del servizio pubblico, integrato dalle organizzazioni di volontariato ma deve riconoscere le risorse delle nuove famiglie, attente al valore dei legami affettivi, ma preoccupate perché non riescono a svolgere la funzione educativa.
Creare lavoro e creare valore sono elementi essenziali per la crescita del Paese ed anche per la maturazione delle nuove generazioni.
La nostra ricerca deve indagare sui valori unificanti della società italiana e se non li ritroviamo nella realtà di oggi , dobbiamo sforzarci di proporli per il domani, per dare un mandato preciso al partito democratico, una mission per innovare la società e la politica.
Certo il rischio di creare una distanza tra generazioni politiche c'è: sentiamo ribadire spesso che nel partito democratico non dobbiamo deludere coloro che provengono dalle famiglie storiche che hanno segnato la tradizione politica italiana.
Ma il problema non è di rinnegare un passato , bensì di investirlo per definire un nuovo orizzonte ideale al quale possano concorrere i giovani, linfa vitale per la prospettiva della nostra società.
Se i giovani sceglieranno di aderire all'antipolitica o di legarsi di volta in volta ad un leader carismatico o di delegare la politica solo a pochi, cosa rimarrà del nostro fiero passato di riformisti, di cattolici democratici, di liberali?
Vogliamo assistere alla costruzione di una società che non ci piace per dire che era più democratica la prima repubblica o ci vogliamo provare, a dialogare con il mondo nuovo e a fidarci di chi vuol partecipare da protagonista?
Suzzara, 9 agosto 2006